
Ritiro residenziale dal 13 al 15 marzo 2026
CONFINI IN MOVIMENTO NELLE RELAZIONI
Vicini senza invaderci, protetti senza chiuderci.
Imparare ad ascoltarsi, ascoltare e farsi ascoltare.
Ti è mai capitato di dire “sì” mentre dentro era un “no”? Di sentirti travolta dalle richieste degli altri, oppure così chiusa da non riuscire più a lasciare entrare nessuno? Questo weekend nasce per chi sente che, nelle relazioni, qualcosa non torna nella distanza giusta: o troppo vicino, o troppo lontano
Con: Giovanni Faraone. Formatore ed esperto di Comunicazione Nonviolenta secondo l’approccio di Marshall Rosenberg, conduce corsi su mediazione e gestione dei conflitti Porta nel gruppo uno sguardo attento a come le parole possono creare distanza o vicinanza, protezione o chiusura, e a come trasformare i conflitti in occasioni di ascolto reciproco.
Perché un ritiro sui confini (e sull’ascolto)
I confini non sono muri né cancelli blindati. Sono più simili a porte e finestre: a volte spalancate, a volte chiuse, a volte socchiuse.
Quando sono troppo rigidi, nessuno può davvero raggiungerci. Quando sono troppo deboli, finiamo per non riconoscerci più.
In questo ritiro useremo i confini come chiave per esplorare quattro movimenti fondamentali nelle relazioni:
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come mi ascolto e mi do il permesso di sentire ciò che sento;
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come ascolto l’altro senza perdermi;
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come posso esprimere ciò che è importante per me e chiedere ascolto in modo chiaro e rispettoso;
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come permetto all’altro di avvicinarsi un po’ di più, senza sentirmi invaso o in pericolo.
Lavoreremo lungo due assi: dentro/fuori e io/l’altro.
Attraverso la mindfulness, la meditazione, pratiche esperienziali e corporee inizieremo dall’ascolto di sé: il corpo come primo confine, il respiro come luogo in cui tornare. Impareremo a riconoscere i segnali di quando ci stiamo adattando troppo, di quando ci ritiriamo, di quando il “non ce la faccio più” arriva tardi.
Con la Comunicazione Nonviolenta esploreremo un modo diverso di stare in relazione: ascoltare i bisogni propri e altrui, nominare ciò che è vivo in noi, formulare richieste chiare. Non si tratta di diventare più “bravi”, ma di entrare in una diversa qualità di ascolto e di verità, con noi stessi e con l’altro.
Gli esercizi corporei ci aiuteranno a sentire i confini in modo concreto: la distanza fisica comoda e quella scomoda, lo stare uno di fronte all’altro con una corda che delimita lo spazio, il percepire come cambia qualcosa in noi quando ci avviciniamo, ci allontaniamo, sostiamo.
L’obiettivo non è uscire con la teoria perfetta sui confini, ma con qualche esperienza chiara nel corpo, nel respiro e nelle parole che usiamo.
Cosa esploreremo insieme
Come si svolge il weekend
Durante il weekend alterneremo:
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momenti di pratica guidata di mindfulness e meditazione,
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esercizi corporei semplici ma profondi (grounding, lavoro sulle distanze, sul contatto e sulla voce),
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esercizi a coppie e in piccolo gruppo su ascolto, espressione e richiesta,
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momenti di condivisione in cui integrare ciò che emerge, sempre nel rispetto dei tempi e dei limiti di ognuno.
Non è un percorso a senso unico: avrai sempre la possibilità di fermarti, adattare un esercizio, dire che per te è troppo o che hai bisogno di qualcosa di diverso. Anche questo fa parte dell’imparare a mettere confini.
Questo ritiro è per te se ti riconosci in alcune di queste situazioni:
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fai fatica a dire no e poi ti senti svuotata, arrabbiata o in colpa;
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tendi a chiuderti per proteggerti e poi ti senti sola o fraintesa;
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senti che nelle relazioni ti perdi facilmente, ti adatti, ti riduci;
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hai la sensazione che gli altri non ti ascoltino davvero, o che tu ti arrenda molto presto;
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desideri trovare un modo più rispettoso e concreto di stare in relazione, con te stessa e con gli altri.
Non serve avere esperienza di meditazione o di lavoro corporeo: ogni proposta sarà spiegata e adattata ai diversi livelli di familiarità.
A chi è rivolto
Cosa può maturare dopo il weekend
Alla fine del weekend non promettiamo una vita relazionale perfetta (quella non ce l’ha nessuno), ma alcuni possibili spostamenti concreti:
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maggiore consapevolezza di come ti muovi tra apertura e chiusura;
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qualche modo in più per riconoscere i tuoi bisogni e dar loro voce;
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qualche nuova esperienza su come chiedere ascolto restando in contatto con te stessa e con l’altro;
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l’esperienza nel corpo di cosa significa dire sì e dire no restando presente;
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la sensazione di non essere sola in queste fatiche, ma parte di un gruppo che sta esplorando le stesse domande.

